Un concerto all'osteria dell'Agnus Dei


La mattina del 20 giugno 1492, dopo aver mangiato, alcuni "magnifici oratori" partirono da Bolzano verso Chiusa, distante 20 miglia da Bolzano e lì si fermarono a cenare in una osteria.

Mentre la cena si svolgeva, arrivarono due maestri di musica accompagnati da cinque putti "docti in musica" i quali cantarono vari canti. In particolare uno di questi giovani cantori "faceva una voce subtilissima a modo de una chiareta, cum una consonantia admirabile".

L'esecuzione, rigorosamente a memoria, piacque così tanto ai nobili spettatori che tutti gli esecutori furono ricompensati adeguatamente.

L'autore di questa cronaca trentina conclude la narrazione dell'episodio con un sigillo da vero autore navigato: "Questo fu in l'ostaria del Agnus dei a la Chiusa".

Questo e altri ancora sono stati gli aneddoti che Marco Gozzi, professore di Storia della Musica presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università di Trento, ha raccontato a corona di un incontro pubblico a Casa Cozzi dedicato ai sette codici musicali conservati al Castello del Buonconsiglio a Trento e alla Biblioteca Capitolare di Trento, che tramandano la collezione più importante e vasta esistente al mondo di composizioni musicali polifoniche del XV secolo.

Una conferenza che innanzitutto si è rivelata essere uno strumento importante per capire il contesto sociale e culturale in cui i codici trentini sono nati e si sono sviluppati: la capacità di un repertorio così diversificato e ricco, proveniente "musicalmente" da aree geografiche lontane, di aver informato l'ambiente in cui si è sviluppato.

L'aspetto più importante che è emerso dall'analisi del Professor Gozzi, e dalle risposte alle numerose domande, è scoprire da un aneddoto come quello che vi abbiamo riportato la pratica d'uso di musiche e testi che tendenzialmente noi confiniamo nello stretto recinto della prassi elitaria non solo dell'esecuzione ma anche dell'ascolto della musica che definiamo "antica".

Tutto questo dimostra che dal libro, dalla pagina stessa che tramanda la musica, noi ci aspettiamo, o semplicemente chiediamo, quella sicurezza di operatività che invece non può essere garantita in molte opere di questo periodo. Talvolta quella che possiamo chiamare l' "oralità" della prassi, illumina spazi ed angoli nascosti e sconosciuti in un repertorio assolutamete unico per forza creativa e capacità di evocazione.

I sette codici trentini sono stati tutti digitalizzati con un lavoro curato dall'Ufficio dei beni archivistivi e librari e dall'Archivio provinciale della Soprintendenza dei beni culturali e nel sito è possibile ascoltare alcune incisioni e visionare l'analisi di alcune delle opere conservate.

E' possibile consultarli on line visitandone il sito www.trentinocultura.net.

Un lavoro lento e minuzioso ad opera dei più importanti studiosi mondiali di musica del Quattrocento che ha il fine meritorio di mettere a disposizione di tutti questi capolavori.

In questo modo non viene tradita la missione di questi sette codici e l'intenzione con cui furono trascritti dai loro copisti, missione che l'aneddoto del cronista trentino nel raccontare l'episodio accaduto all'osteria dell'Agnus Dei tramanda a tutti noi: la Musica veniva "fatta", "usata" e non solo eseguita.

La suggestione dell'episodio ci può far ricordare proprio il Gloria ad modum tubae di Du Fay stesso conservato proprio nei codici trentini.

Questo accade una sera all'osteria dell'Agnus Dei:


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