Tastiere e Tavolozze (prima parte)


Nel 1543 Filippo II, figlio di Carlo V e di Elisabetta del Portogallo, divenne Re di Spagna ereditando dal padre i vasti domini europei e delle Nuove Americhe ma non ottenendo però né il titolo di Imperatore né il trono che fu degli Asburgo.

Antonio de Cabezon (1510-1566) fu una delle "eredità" che Filippo II ricevette dal padre Carlo, alla morte del quale il celebre musicista nato a Castrillo Mota de Judios divenne "Musico de la camera y capilla del Rey Don Philippe nuestro Senor" come recita il frontespizio della sua celebre raccolta di musica.

Antonio de Cabezon già in vita era considerato il Maestro della musica organistica spagnola, in cui la capacità inventiva ben si fondeva con quel "conservatorismo" che caratterizzava in quegli anni una Spagna esitante al progresso.

I suoi inni o i tientos (l'equivalente spagnolo dei ricercari italiani) stessi se da un lato tradiscono il legame stretto con il cantus planus corrente, dall'altro si cristallizzano in uno stile puro e terso come mai prima di lui.

Un lavoro, il suo, duro e continuo per perfezionare una tecnica di scrittura e pensiero che procedeva fin dalla giovane età, quando disgraziatamente perse la vista.

Ma fu il figlio Hernando de Cabezon pubblicando l'Obras de Musica para tecla arpa y vihuela che dodici anni dopo la morte del padre lo consacrò alla storia.

Hernando raccolse e pubblicò le numerose composizioni lasciate da Antonio, offrendoci così non solo una testimonianza imponente dell'ingegno paterno nella composizione soprattutto per la tastiera ma soprattutto cristallizzando e tramandandoci la vita di una corte, di un gusto musicale e culturale.

Non più solo inni o variazioni di temi sacri, ma anche variazioni su temi di canzoni o danze, brani ispirati a mottetti e pagine vocali dei più famosi e apprezzati autori dell'epoca.

E su tutte, le nuove forme sviluppate dai temi dei romanzi cavallereschi.

Un "mondo", un universo culturale e sociale racchiuso in una sola opera per tastiera, la tecla appunto.

L'Obras de Musica, dopo la dedicatoria al Re, le reali concessioni di pubblicazione ed il "Proemio al lector en loor de la Musica", offre al pio lector alcuni testi poetici celebrativi dell'ingegno di Antonio de Cabezon composti dai più illustri intellettuali della sua epoca.

Vi riporto il sonetto di Pedro de Laynez al quale, proprio in questo testo, si deve l'aver consacrato Cabezon con l'epiteto "Divino Antonio" con il quale il nostro verrà ricordato nella Storia.

DE PEDRO LAYNEZ

Soneto

Fenix, en todo el Orbe unìco y raro,

Templo famoso, de alto entendimiento,

Fabrica, adonde el arte al pensamiento,

Es ygual,como en esta vemos claro.

Aunque el rigor del ado injusto, avaro,

Tan presto derribo tal fundamento,

Para tan lamentable sentimiento,

A qui se ofrece universal reparo.

Pues lo que perdio el mundo, con perderte:

Divino Antonio, ornamento y gloria,

Del ya pasado siglo, e nel presente.

Lo restaura a pesar del tiempo y muerte,

El claro sucessor, que tu memoria,

Ha vuelto viva y clara, eternamente.

(1-continua)

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