Un colore per una Messa


"Se la façe ay pale, la cause est amer, c’est la principale, et tant m’est amer amer, qu’en la mer me voudroye voir"

"Se il mio volto è pallido, la causa è Amore, egli è la ragione principale, e per me l'Amore è così amaro che potrei gettarmi nel fondo del mare"

Con questi versi inizia la famosa ballata di Guillaume Du Fay "Se la façe ay pale" composta nel 1430.

Un colore, il pallore, che passerà alla storia per essere diventato anche il cantus firmus (nella voce del tenor) di un'altrettanta celebre Messa di Du Fay conosciuta proprio come "Missa Se la façe ay pale", non a caso scelto per una occasione importante avvenuta presso la corte dei Savoia in cui Guillaume era a servizio in quegli anni come maestro di cappella e consigliere di corte: la cessione del Santo Sudario di Criisto (la Sindome) da parte di Marguerite de Charny al Duca Ludovico di Savoia.

La "façe pale" quindi diviene un chiaro riferimento al volto pallido del Cristo morto.

E' iniziato oggi in Casa Cozzi il nuovo progetto "in residenza" del percorso dedicato alla Musica Antica che per il terzo anno condivido con Fondazione Benetton Studi Ricerche dedicato proprio allo studio di qeusta meravigliosa Messa di Guillaume Du Fay.

Un progetto "nuovo" perché vedrà protagonisti la Musica e quattordici giovani musicisti provenienti da tutto il mondo: Italia, Brasile, Stati Uniti, Corea, Germania, Francia.

"Nuovo" perché nei mesi di lavoro che li vedrà impegnati con Claudia Caffagni, che guiderà il workshop, i partecipanti impareranno a creare una edizione critica e a lavorare sulle fonti manoscritte dei codici che tramandano la Messa.

"Nuovo" perché proprio da questo studio che avrà un approccio "corretto" e, come amano dire gli anglosassoni, "storicamente informato" uscirà la loro versione della Missa Se la façe ay pale.

Questo principio di lavoro è vera linfa e vita per la Musica che noi leghiamo al termine di "antica" perché nella correttezza della ricerca e nel rigore, non rigidità, dello studio si scoprirà la libertà non di interpretare ma di essere strumenti di una pagina musicale.

Come racconta Joel Cohen nel fondo che apre l'Agenda di Gennaio di Fondazione Benetton: "Begin in Delight".

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