Si chiude una porta, si apre la Controriforma


Mai una porta fu così famosa come quella della Schlosskirche (Wittemberg), sulla quale il 31 ottobre 1517 venne affissa la Disputatio pro declaratione virtutis indulgentiarum meglio conosciuta come Le 95 tesi.


L'atto in sé e la stesura della Disputatio era opera del frate agostiniano Martin Lutero, il quale, probabilmente, non era aveva alcuna intenzione di rompere con la Chiesa cattolica romana. Certo è che quel gesto, per convenzione storica, è considerato l'inizio della Riforma protestante.

Il resto è storia (e anche leggenda perché non vi sono testimonianze dell'atto dell'affissione alla porta della Chiesa del Castello appunto), ma questa storia è anche il motore che muove inconsapevolmente il programma che domani vedrà Odhecaton proporre nel suo concerto presso la Chiesa di San Francesco.

Le 95 tesi, che condannano la famosa vendita di indulgenze messa in atto da Papa Leone X che si era fortemente indebitato con i banchieri Fugger per il rifacimento della Basilica di San Pietro, mettono in discussione e focalizzano l'attenzione sull'aspetto teologico della penitenza e della remissione dei peccati.

La Chiesa per porre un freno a questa valanga che arriva dal Nord mette in atto una serie di misure di rinnovamento spirituale, teologico e liturgico.

Il Concilio di Trento sarà il luogo in cui la Chiesa cattolica romana inizierà, se non proprio un'opera di trasformazione, una discussione di alcuni aspetti del governo della stessa che avevano scatenato l'onda protestante.

Tra i numerosi soggetti esaminati e ridiscussi, il culto liturgico è forse quello che maggiormente "significava" per i Padri conciliari. Ecco quindi che uno degli aspetti della Liturgia stessa, la musica, è oggetto di riflessione e ne esce non solo trasformata ma anche rinnovata.

Sono gli anni in cui si chiederà maggior chiarezza nella comprensione dei testi cantati, una costruzione armonica e compositiva delle pagine da eseguire più limpida e che assecondi il contenuto e il significato del testo.

Una vera rivoluzione che ha nella figura di Giovanni Pierluigi da Palestrina il suo vero, unico e inconsapevole simbolo.

Musicista dotato di grandissimo talento compositivo e di profonda ispirazione, Palestrina si fece notare per la bellezza della sua musica proprio dal vescovo di Paelstrina stessa, Giovanni Maria del Monte, il quale, una volta consacrato pontefice con il nome di Giulio III, porterà il suo compositore proprio all'interno della Cappella Sistina.

Palestrina, godendo della stima profonda del Pontefice, si trova Maestro della Sistina pur essendo un uomo sposato (cosa non ammessa per regola) e senza il previo consenso dei cantori stessi (privilegio che i cantori amavano esercitare).

Quindi se la carriera di Palestrina alla Sistina fu breve ma intensa, la sua opera come compositore per i pontefici da vita ad autentici capolavori della Storia della nostra musica occidentale: più di 100 messe, oltre 300 mottetti senza contare le composizione profane.


Su tutte (anche le profane) aleggia lo spirito di una ispirazione limpida e solida. Una costruzione armonica in cui la melodia emerge con una cantabilità sostenuta dall'architettura armonica. Una cosa assolutamente nuova e, soprattutto per Palestrina, "naturale", non artificiosa.


Che questa sia poi stata definita "scuola romana" (per contrapporla anche a quanto era stato fatto prima e identificarla con un movimento teso al rafforzamento della Chiesa cattolica) è un problema che Palestrina sicuramente non si sarà posto, come non si sarà mai posto il problema o il vezzo (dipende sempre chi se la vive) di essere il compositore simbolo di una Chiesa che si schierò per difendersi dall'orda protestante.

Giovanni Pierluigi da Palestrina, Sicut Cervus

Odhecaton

Paolo da Col, direzione


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