La musica è un linguaggio universale?Giringiro nella Musica Antica

Le idee arrivano sempre attraverso suggestioni il più delle volte casuali.

Siamo in un momento in cui assistiamo ad una completa messa in discussione di quelli he sono i confini geografici e soprattuto abbiamo la necessità di capire cosa sia un territorio, al di là del becero nazionalismo. Argomenti forse troppo elevati per una stagione musicale, ma la verità è che numerosi sono stai i cartelloni che in questi anni hanno raccontato (o tentato di farlo) le contaminazioni musicali, nell'importante interno di cercare le cose in comune piuttosto che quelle che ci differenziano.

Ma nel territorio della musica, la verità è che i confini sono ben definiti per tutte le culture e il dialogo passa nesessariamente per un incontro nei terreni delle armonie e delle forme, creando uno scambio di conoscenze piuttosto che una condivisione di contenuti.


All'inizio dell'anno appena trascorso mi è tornato in mano un libro che viene ormai considerato una delle bibbie dei libri di viaggio: Le Vie dei Canti di Bruce Chatwin.


Nell'edizione italiana, l'editore lo definì, nella quarta di copertina, "Il libro che Chatwin inseguì per anni e che fece appena in tempo a scrivere", consacrandolo così quasi un testamento letterario dello scrittore inglese. La cosa assolutamente divertente è che il libro non esplora per nulla il mondo della musica aborigena in senso stretto, ma cerca di rispondere alla domanda che Chatwin dice di essersi posto per tutta la vita: "Perché gli uomini invece di stare fermi se ne vanno da un posto all'altro?".

Leggendo anche l'illuminante biografia Bruce Chatwin: A Biography di Nicholas Shakespeare, emerge come le Le Vie dei Canti sia un libro che nasce come i saggi a piedi degli aborigeni che Chatwin stesso racconta: una memoria interna, un archetipo ancestrale che si ripresenta nel momento in cui ci si mette in viaggio e che informa e vivifica lo spazio geografico nell'atto stesso in cui viene compiuto.


Una delle pagine più suggestive del libro racconta: "I miti aborigeni sulla creazione narrano di leggendarie creature totemiche che nel Tempo del Sogno avevano percorso in lungo e in largo il continente cantando il nome di ogni cosa in cui si imbattevano - uccelli, animali, piante, rocce, pozzi - e col loro canto avevano fatto esistere il mondo." Una visione che apparteneva anche al nostro occidente antico, ma che abbiamo perso con il trascorrere dei secoli. In un altro passo Arkady, la guida di Chatwin in Australia, racconta: "Un conto era persuadere un ispettore che un mucchio di sassi erano le uova del Serpente Arcobaleno o che un monticello di arenaria rossiccia il fegato di un Canguro ucciso da una lancia, un conto era convincerlo che una vuota distesa di pietrisco era l'equivalente musicale dell'Opera 111 di Beethoven. Gli Antenati che avevano creato il mondo cantandolo, disse, erano stati poeti nel significato originario di poiesis, e cioè di creazione. (...) L'uomo che andava in walkabout compiva un viaggio rituale: calcava le orme del suo Antenato. Cantava le strofe del'Antenato senza cambiare una parola né una nota e così ricreava il Creato".


Questa visione suggestiva mi ha permesso di mettere più a fuoco quanto desideravo per una stagione musicale che in pochissimi tratti potesse raccontare alcune culture musicali intime ai loro repertori. Queste musiche, nate all'interno di un luogo geografico, sono da lui caratterizzate e informate. È un luogo definito, fisico, reale, segnato nelle mappe.

Da questa bussola e dalla scala della mappa, aspetti molto concreti per orientarsi, si dipana un mondo di Suono che è "nel" e "oltre" il segno fisico e reale.

Il viaggio di questa quinta edizione di Musica Antica in Casa Cozzi rappresenta l'opportunità, per quanti vorranno percorrerne i sentieri, di scoprire nuovi mondi musicali.

E nell'incontrarsi nella caratterizzante manifestazione del linguaggio musicale proprio delle culture che racconteremo, cercheremo di capire se, in che modo e con che qualità possiamo rispondere all'affermazione ormai troppo abusata che "La musica è un linguaggio universale".


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