Suoni da un manoscritto, suoni da un Palazzo

Il primo concerto della quinta stagione di Musica Antica in Casa Cozzi è una buona bussola per orientarci nella mappa della geografia delle musiche antiche che in questi mesi cercheremo di comporre.

Protagonista del concerto di domenica 21 gennaio sarà la figura di Wojciech Bobowski conosciuto anche come Ali Ufki, Albertus Bobovius e Ali Bey. Come molteplici furono i suoni nomi, così anche la sua storia è ricca di mille sfaccettature e suggestioni.

Nato a Leopoli, fu fatto prigioniero da predoni tatari e venduto al mercato degli schiavi di Costantinopoli, dove venne “assunto” alla corte ottomana come suonatore di cetra su tavola percossa (santûr).

L'attività di musicista del Sultano porta Bobowki ad appuntarsi i brani che studiava a corte e che ascoltava nelle sale del meraviglioso palazzo del Grande Turco, creando così nel tempo due taccuini musicali. Alla fine della sua vita questi taccuini verrano affidati da Bobowski a due amici ambasciatori; in maniera del tutto miracolosa i due manoscritti giungeranno ai giorni nostri intatti.

Intitolati Mecmû’a-yi Saz ü Söz, rappresentano una fonte fondamentale per conoscere la musica turca ottomana del secolo XVII. In questi piccoli libri Bobowski non raccoglie solo i suoni del Topkapi, il palazzo del Sultano, ma anche le musiche della strada, delle cerimonie religiose e dei momenti di feste profane che animavano la vita di una capitale vivacissima quale era Istanbul in quei secoli, musiche di cui l'Ensemble Marâghî si fa non solo fedele interprete ma profondo divulgatore.


Un concerto che offre il paradigma per capire l'intera stagione. In effetti Bobowski lo possiamo definire un apolide geografico, ma anche un apolide metafisico "musicale" (manomettendo il titolo di un celebre saggio di Emil Cioran). Nelle sue carte e nei suoi appunti si incontrano due pensieri: quello del Bobowski musicista occidentale cresciuto nella forma e nello stile della sua epoca e quello di un Bobowki musicista orientale di adozione che si trova testimone e trait d'union di due mondi sonori molto diversi.


" Il destino di una città può diventare il carattere di una persona " scriveva il premio Nobel per la Letteratura Orhan Pamuk nella sua opera Istanbul, e forse questo è un sigillo perfetto per la storia di Wojciech Bobowski.


In šā Allāh

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