Oltre a queste [terre], c'è quella che vuole chi ci abiti.

​Quando si iniziano ad intravvedere le prime coste rocciose di Malta dopo essersi staccati dalla Sicilia ed aver attraversato un lungo tratto di mare balzato agli onori delle cronache di questi anni per i tristi motivi che tutti conosciamo, l'aspetto che maggiormente lascia stupiti è l'assoluta chiarezza con cui si distinguono le cose a terra. ​​


​​Le forme geometriche delle terrazze e dei muretti a secco aiutano l'occhio ad inquadrare cosa ci si possa aspettare dal panorama a Malta. E percorrere in auto le strade che portano a La Valletta conferma quanto intuito dal momento in cui l'aereo ha iniziato la discesa, e percorrendole metti a fuoco certe macchie allora indistinte, che adesso capisci erano infinite comunità di cactus e fichi d'India. Il primo impatto ha riportato alla memoria la Galilea del Nord, più vicina al Libano; e anche la sensazione che da una collina si possa vedere i confini di una terra è la stessa che provai proprio nel Nord di Israele.​​ Ci siamo arrivati a Malta, Giovanna ed io, nei giorni che hanno preceduto l'inaugurazione de La Valletta Capitale Europea della Cultura. Dire che ci fosse una confusione dovuta all'imminente cerimonia sarebbe non solo falso ma anche fuorviante. La sensazione era che l'eccitazione fosse di chi veniva da fuori ad assistere a questa cerimonia più che dei maltesi (cosa per altro confermata da molti di loro nei giorni successivi). La città nelle sue vie, di sera, ricorda quei colori tipici di un barocco portoghese: non la luce accecante della Spagna e nemmeno la grandezza senza misura della Francia. Parlo proprio di quel barocco manuelino portoghese che ha sempre un'aria di contenuta riservatezza anche quando è esplosivo, e che in numerose manifestazioni ha la tipica ricercata minuzia della "casa delle bambole". ​​Il barocco maltese, che da come descritto in molte guide e persone che ne parlano sembra essere una manifestazione eccessiva e manierista, ha in sé la capacità di farti sentire dentro uno spazio di cui lui il barocco stesso è la cornice. E ti senti parte di un'opera artistica più che spettatore o osservatore di quell'opera stessa. ​​​​La stessa esplosiva discrezione l'abbiamo ammirata nelle bellissime collezioni dei manoscritti e libri a stampa raccontati da Mgr John Azzopardi, curatore del Wignacourt Museum, e dal Dr. Frederick Aquilina dell'Università di Malta durante la visita a Mdina. La loro ricerca continua tra i tesori degli archivi, porta alla luce una Malta crocevia di storie musicali, coincidenti sempre con la storia vera, di vita vera intendo, di un autore.

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